lunes, 23 de mayo de 2011

César Millán: un entrenador de perros


Forse conoscete César Millán (CuliacánSinaloaMéxico1969), l'avrete visto nel canale televisivo del National Geographic, o su Cielo, nel digitale terrestre.
Si occupa di cani...insegna ai proprietari di cani con problemi a trattarli, a curarli, a farsi rispettare. La sua storia è esemplare, simbolica e il suo successo molto importante  per tutti i latini (César è di origine messicana) che vivono negli Stati Uniti. In pochi anni ha imparato benissimo l'inglese, in questa lingua tiene le sue trasmissioni, ha scritto libri, ha una sua linea di prodotti per cani...insomma, ha un grande successo!
Qui due interviste rilasciate a canali per "latinos" degli USA, quindi in spagnolo.




da Wikipedia:
Es conocido por su serie de televisión, El encantador de perros (Dog Whisperer por su título en inglés), que está en su quinta temporada en el National Geographic Channel y Animal Planet (Latinoamérica), BIO, Foxtel Channel en AustraliaCuatro (España) y en SKY México. También es el co-autor del libro "El camino de César", "Sé el líder de la manada" y "Un miembro de la familia" que indican cómo entender y tratar algunos problemas caninos. Aunque no siempre se dedicó a los perros, ya que uno de sus primeros trabajos fue en la verdulería de su abuelo.
La rehabilitación canina es la principal profesión de Millán, la cual está retratada en su programa a través de casos reales de dueños con sus mascotas. 

sábado, 7 de mayo de 2011

Parole da appendere, parole per apprendere

Hanno pubblicato questo mio testo all'interno di un libro dal titolo "Svegliatevi, bambine", prodotto e promosso dall'Associazione "Donne Pensanti". 

Vorrei farvelo leggere: parla di voi e di noi, studenti e docenti e della scuola. 
E naturalmente risente della mia passione per la letteratura in lingua spagnola, in particolare per quel capolavoro di Gabriel García Márquez, "Cien años de soledad". 
Spero che poi vi venga voglia di leggere il libro. E magari di leggere anche il librino di "Donne Pensanti"!





PAROLE DA APPENDERE, PAROLE PER APPRENDERE
di Chiara Stanghellini

Vi ricordate cosa succede a Macondo, il paese che Gabriel García Márquez racconta in Cent’anni di solitudine? La gente soffre di una malattia progressiva e inarrestabile e comincia a scordarsi le parole.
Per non rischiare di dimenticare i nomi delle cose, Aureliano Buendía, il protagonista, inventa un sistema: scrive su un foglio il nome dell’oggetto, che poi applica con la colla all’oggetto stesso.
Alla parete viene fissato un pezzo di carta con scritto “parete”, alla sedia un altro fogliettino con indicato “sedia” e anche agli animali viene appeso un cartello identificativo: “mucca”, “maiale”, “cavallo”. Tutto il villaggio mette in pratica questo metodo, ma l’oblio a Macondo non si ferma, anzi si espande.
Gli abitanti, guidati da Aureliano e da suo padre, José Arcadio, per non dimenticare a cosa servono gli oggetti e gli animali, devono inventarsi un nuovo stratagemma e scrivono altri cartelli: “Questa è la mucca e bisogna mungerla tutti i giorni per ottenere il latte, che poi si bolle e si può aggiungere al caffè per fare il caffelatte.”
Per non scordare il significato dei sentimenti inventano sistemi complicati: mazzi di carte per leggere il passato invece che il futuro e strumenti basati su esercizi per la memoria e per ripetere tutte le conoscenze. Infine, come ultimo baluardo di prevenzione dell’oblio, viene posta all’entrata del paese un’insegna con la scritta “Macondo” e un’altra nella strada principale con la scritta: “Dio c’è”.
Un giorno arriva a Macondo, proveniente da quella parte del mondo dove la gente ancora era in grado di ricordare, uno zingaro di nome Melquíades, uomo decrepito e dall’aspetto strano, con una valigia panciuta legata da corde e un carretto di stracci scuri.
Estrae dalla sua vecchia valigia una pozione magica che offre a José Arcadio e a tutti gli abitanti di Macondo, restituendo loro la memoria e il ricordo delle parole perdute.

Questa storia magica risuona dentro perchè è qualcosa che conosciamo bene e che ci riguarda: siamo noi Macondo, siamo noi il padre e il figlio della famiglia Buendía, siamo noi l’anziano zingaro, noi che abbiamo perso la memoria e perso le parole, noi che ci sentiamo per questo confusi e dispiaciuti.
Ma l’antidoto all’oblio e la medicina per riconquistare il senso delle nostre parole sono a portata di mano: c’è ancora chi scrive fogliettini, chi inventa quotidianamente macchine per la memoria, chi, creando strategie per la ripetizione delle conoscenze, è capace di  offrire la magica medicina.
Dall’eroico maestro di prima elementare, che su lavagne polverose di gesso e fogli di abecedario porge l’universo delle parole al piccolo cittadino; al professore che regala a timidi o sfrontati adolescenti tutte le parole della letteratura affinchè ne rimanga ricordo, esempio e valore; all’insegnante di lingua straniera che magicamente svela a una platea impaurita ma curiosa il mistero di parole aliene e nuovi suoni; a ogni insegnante, che con fogli o computer, in un’aula o in palestra, negli ambiti scientifici o umanistici, con sistemi moderni e, sempre, con antica sapienza, spiega e dispiega oggetti, azioni e sentimenti, restituendo a una popolazione smarrita la parole per capire, per divertirsi, per comunicare, per creare.
Gli abitanti giovani della Macondo nostrana non amano soffermarsi su questi eroi fuori moda ne’ desiderano riflettere sulla banalità e sull’omologazione imperante che li avvolge, aiutati in questo da pessimi amministratori della cosa pubblica che hanno dimenticato il valore dell’esempio.

Ma poiché, come a Macondo, nella nostra realtà la magia è di casa, possiamo immaginare un finale ottimista per i nostri protagonisti.
Gli abitanti giovani - li chiameremo per comodità scolari - vivaci, pieni di idee e fermenti, non si fanno scoraggiare poiché posseggono la predisposizione al bene e la capacità di autoguarigione dalla malattia dell’oblio. Trovano finalmente il coraggio di pensare autonomamente e di riappropriarsi delle parole dimenticate.
I membri più anziani - li chiameremo maestri e professori - solo apparentemente stanchi e provati,  instancabili coltivatori diretti di sorprese, tenacia e memoria, fiduciosi delle qualità degli abitanti più giovani, si fanno trovare preparati per la quotidiana distribuzione dei fogliettini, dei pensieri e delle parole nuove. 

Primavera Almodóvar - Asociación Hispania - Bologna

Quiero recordaros que el próximo miércoles (11 de mayo) a las 19:30 vuelve la Primavera Almodóvar, con la película "Mujeres al borde de un ataque de nervios".

Organización:

Hispania
Lengua y Cultura españolas en Bolonia  




El café

Un corto carino: "El café", di Publio de la Vega, anno 2000.



Vi trascrivo il link di un'ottima lezione su questo corto tratta dalla Didactired dell'Instituto Cervantes, (di Rafael Mellado Jurado):



Poi vi propongo uno schema in italiano sui passaggi per lavorare in autonomia!

1) vedere il corto due volte o piú

2) trascrivere nello schema i vari tipi di prodotti citati dal cameriere/barista
(tratto dalla lezione di Rafael Mellado Jurado a cui accennavo)

Tipos de café:
Tipos de leche:
Tipos de azúcar:
Tipos de recipiente:

2) ragionare, soli o con i compagni, sulle impressioni che avete avuto osservando questo bar, in Spagna, e su eventuali differenze con la modalitá di stare al bar in Italia, qualcosa che eventualmente vi ha colpito ecc...

3) provare a trascrivere tutto, ovviamente in spagnolo!

4) con un compagno/compagna provare a ripetere la scena, prima tra voi, in seguito di fronte alla classe, come fosse una sceneggiatura, copiando inflessioni, tono di voce, tempi, movimenti degli attori del corto. La prima volta provare usando il video in sottofondo, la seconda volta senza audio, poi...dal vivo!

5) Infine, per avere un'idea del lavoro del regista, è interessante leggere questo commento, pubblicato in 
http://www.youtube.com/watch?v=ptTZu25y5Gg

EL CAFÉ:
Cortometraje dirigido por Publio de la Vega.Más información sobre este director en:
http://www.publiodelavega.com
Premios recibidos:
- 2º Premio en el Certamen de Vídeo de Colmenar Viejo. Madrid
- 3º premio del público en Punta Umbría. Huelva
- 1º premio del jurado en el Concurso de Minuto - Mención especial del jurado en Foto Film Navás. Barcelona
- 2º premio en Festival de cortos de Errentería. San Sebastián

Comentarios del director:

"Mi reto era producir algo divertido y breve, muy breve. Lo que nunca imaginé es que lo grabaría por la mañana, lo montaría por la tarde y lo estrenaría esa misma noche en el mismo lugar donde lo grabé: Los cines RENOIR de Cuatro Caminos, en Madrid (eso si, en la tele de la cafetería y para 10 personas).

La producción del corto fue de 4.000 de las antigúas pesetas: 1.000 en gasolina y 3.000 en invitar al resto del equipo, 5 personas, a un menu McPollo. Afortunadamente me salió gratis el equipo técnico y humano, del que formé parte de todo por la causa. El resultado lo podéis juzgar vosotros mismos... no seáis muy crueles. "


6) Nella pagina ufficiale del regista
http://www.publiodelavega.com/
troverete altre informazioni e i video girati. In particolare le pubblicitá possono esservi utili!

¡Buen provecho!
La profe 

jueves, 14 de abril de 2011

Expresiones coloquiales, modismos, refranes

Querido alumno, aunque lleves estudiando español desde hace años, si todavía no comprendes todo lo que dicen los hispanohablantes en las películas, en las series de televisión, en las conversaciones con los profesores y, sobre todo, cuando has viajado a España, este es tu blog. 
¡Gracias a sus posts te podrás evitar más de un malentendido!
el blog es:



Vi riporto una pagina ad esempio, nella quale si spiega il significato dell'espressione "EL HORNO NO ESTA' PARA BOLLOS", letteralmente "non è forno da dolci", ma il cui significato è "non è il momento, non è il caso". Mi piace riportare invece un'immagine che dà l'idea del vero forno da dolci! Ma ovviamente il senso del modo di dire è figurato!



"Empecemos el sábado con una expresión muy gastronómica también: no está el horno para bollos.
Si alguna vez habéis oído esta expresión es posible que os haya sorprendido bastante pero lo que en realidad significa es que nos encontramos en una situación tensa, complicada, difícil y no conviene que forcemos más la situación, que no hagamos nada que pueda agravar más esa complicación o dificultad. Es decir, que hagamos lo que hagamos, seremos inoportunos.
Por ejemplo, imaginad que acabáis de suspender un montón de asignaturas y se lo habéis dicho a vuestros padres, los cuales se han enfadado muchísimo por ello. Pues bien, ese no es precisamente el mejor momento para pedirles que os den permiso para iros de viaje o que os compren una moto, es decir, no está el horno para bollos.
O imaginad que tenéis que pedir a alguien un favor pero en ese momento esa persona está nerviosa, o enfadada… pues no es el mejor momento precisamente de pedirle el favor, porque probablemente os dirá que no ya que el horno no está para bollos.
En la vida como en la cocina, hay que saber muy bien cuál es el mejor momento para todo!"
da http://erasmusv.wordpress.com



lunes, 28 de febrero de 2011

Gestos

Ho trovato un sito con tutte le espressioni gestuali che si usano in Spagna, con relativo video, commento e contesto.
Gesti con una mano, con due mani, corpo, con mano e viso, tipiche degli spagnoli. 


http://coloquial.es/es/diccionario-de-gestos-espanoles/



Molto interessante!


martes, 1 de febrero de 2011

domingo, 30 de enero de 2011

Usiamo GLOGSTER per i nostri cartelloni



Glogster
Es muy interesante para el trabajo en el aula, porqe permite hacer en Internet lo que antes hacíamos "sobre cartulinas de colores, a modo de collage, trabajando en equipos, sobre un tema determinado... Que luego colgamos en las paredes del instituto.

Todo eso y mucho más, pero hecho con el ordenador, publicado en el propio servidor, llevado si lo deseamos a otros entornos web y saltando los muros del aula para que el universo entero pueda ver nuestros trabajos." 


tratto da:
http://angelpuente.blogspot.com/2009/07/glogster-posters-multimedia.html

Aquí un ejemplo: 
http://edu.glogster.com/glog.php?glog_id=2931152&


¡Cuidado!
"(...) para poder poner las tildes y la ñ, el Glogster nos obliga a coger un tipo determinado de letra, la Arial, tenerlo presente cuando lo estéis elaborando. La letra arial se selecciona junto al tipo de caracter Latin All."
http://redesformacion.jccm.es/webquest/contenido/mostrar/291/3

Publicidad

Alcune foto di lavori sulla pubblicità dei miei alunni di 3 B erica, dopo un quadrimestre di spagnolo:








lunes, 17 de enero de 2011

La pecera de Eva

                                                                                                                                                           
"La pecera de Eva",  recoge la evolución de un grupo de adolescentesque acuden a la consulta de una psicóloga, Eva Padrón (Alexandra Jiménez), una profesional muy comprometida y heterodoxa que trabaja en un Instituto de Secundaria en Madrid 
La serie presenta tramas basadas en casos reales entre jóvenes adolescentes con trastornos juveniles como el fracaso escolar, la falta de comunicación paterno-filial, la autoestima, las disfunciones sexuales, la inadaptación, la intolerancia, los complejos o la mala conducta, entre otros.

Adaptado de: http://www.telecinco.es/lapeceradeeva/detail/detail19108.shtml

viernes, 14 de enero de 2011

Madres de Plaza de Mayo

Vorrei ricordare le quattro iniziative iniziative che ho organizzato al "Salvemini" di Casalecchio di Reno sulle "Madres de Plaza de Mayo", in collaborazione con la collega prof.ssa Loreta Paris.

3 febbraio 2009

Al "Salvemini" di Casalecchio vengono a trovarci due rappresentanti di una comunità di Buenos Aires. Sono con noi per raccontarci la storia recente dell'Argentina, della dittatura, dei desaparecidos, della lotta delle Madres di Plaza de Mayo.
Sono Padre Carlos Saracini, parroco della parrocchia di Santa Cruz a Buenos Aires, Sabina D'Urbano, dirigente della comunità e Don Massimo Ruggiano.

Nella foto: Prof.ssa Rossetti, Don Massimo, prof.ssa Paris, Padre Carlos, Sabina D'Urbano, prof.ssa Jordán, prof.ssa Stanghellini davanti alla targa commemorativa dei ragazzi uccisi dall'aereo militare precipitato sulla nostra scuola il 6 dicembre del 1990.






8 maggio 2009






Potreste anche non crederci...ma questa foto è diventata anche una copertina de "El País semanal". In quelle settimane il giornale spagnolo offriva questa possibilità, e non me la sono fatta scappare!
Ecco il risultato:


gennaio 2010


Proiezione del documentario 
Le classi durante la proiezione del film-documentario nell'Aula Magna dell'ITC "G. Salvemini"


ancora foto:

Prof. Giacomoni, Alessandro Turrini (4 b erica) e prof.ssa Stanghellini
preparano le canzone per l'incontro con "las Madres y Abuelas de Plaza de Mayo"
la prof.ssa Loreta Paris e l'abbraccio di Taty Almeida 
Taty Almeida e Alba Lanzilotto 
con i ragazzi dell'Istituto Salvemini
insieme a don Massimo Ruggiano e Padre Luis



marzo 2010
A causa della nevicata eccezionale, e la conseguente chiusura delle scuole, non si è potuto tenere l'incontro con le Madres e Abuelas de Plaza de Mayo dell'11 marzo 2010. Però ci siamo trovate ugualmente il giorno successivo, durante la loro la visita al Comune di Marzabotto e l'omaggio al sacrario delle vittime dell'eccidio nazista.



Taty Almeida e Alba Lanzilotto: Madres y Abuelas di "Plaza de Mayo"
davanti alle foto delle vittime della strage nazista di Marzabotto

Taty Almeida e Alba Lanzilotto
prof.ssa Maya Valdivia e prof.ssa Stanghellini in rappresentanza dell'ITC "Salvemini"

Taty Almeida offre il al Comune di Marzabotto il simbolo delle "Madres de Plaza de Mayo"



per le foto grazie a:
Daniele, preziosissimo tecnico dell'Itc "Salvemini", Gabriele Mignardi e Bruno Zebri

viernes, 17 de diciembre de 2010

Música para vivir: la Orquesta Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela

http://www.youtube.com/watch?v=KldWQeZb6GI

http://www.youtube.com/watch?v=E4I0PjPH6mI

http://www.youtube.com/watch?v=OeTOSUhYlxs


El maestro José Antonio Abreu: ” Desde la infancia, tuve la oportunidad de abrazar la vocación musical, por lo cual deseaba compartirla con el mayor número de jóvenes y niños venezolanos en condiciones de exclusión. Sin duda alguna, ello significaba transformar radicalmente la concepción del maestro de música, casi exclusivamente circunscrita a la enseñanza y la práctica individual del instrumento. Ello implicaba, a su vez, reinterpretar la misión asignada a las Escuelas y Conservatorios, con miras a consolidar la Educación Musical en mi país a escala social gigante”.
“Con el apoyo solidario de honorables maestros venezolanos quedó establecido, con particular intensidad a partir de febrero de 1975, el principio pedagógico, social y artístico conforme al cual la práctica orquestal y coral diarias debían entenderse como complemento indispensable de la instrucción individual. Hoy, el Sistema crece aceleradamente en Europa y Asia, germina en Sudáfrica e ilumina el horizonte musical de Australia y Nueva Zelanda. El ensueño del proyecto ha asumido, para quienes tocamos, cantamos y luchamos en su seno, la colosal envergadura de un genuino Sistema Planetario”.
"El Sistema acude al encuentro de la música no sólo en teatros, sino en las personas y su cotidianidad, lo que conlleva a la lucha contra el uso perverso del tiempo libre, contra la droga y la violencia, promoviendo el acceso de todos, con énfasis en los menos favorecidos, a la formación estética y a la vida en el arte"
fuente: www.ultimasnoticias.com.ve

miércoles, 8 de diciembre de 2010

Mafalda, la geografía en español y mis alumnos

Ho partecipato alla giornata sul docente CLIL organizzata dal Lend.
Ho tenuto un seminario sull'insegnamento di Geografia-Spagnolo.

Inserisco qui la mia presentazione, dal titolo:

Viajes virtuales con Mafalda y sus alumnos
Aprendizaje Integrado de Contenidos y Lengua:  
Cartografía en Español con las TIC

Poi inserirò anche la bibliografia, che molti docenti alla fine del seminario mi avevano richiesto.

Se qualcuno vuole aggiungere suggerimenti è il benvenuto!
Se ho dimenticato di citare qualcuno o qualcosa nella bibliografia, fatemelo presente, provvederò a modificare il Power Point e a citare l'autore.

martes, 23 de noviembre de 2010

"La casa de Asterión" de Jorge Luis Borges

Conoscete la storia di Teseo e Arianna, del Minotauro e de Labirinto?
Qui si vede la storia dal punto di vista del Minotauro...


Y la reina dio a luz un hijo que se llamó Asterión.
Apolodoro, Biblioteca, III, I

Sé que me acusan de soberbia, y tal vez de misantropía, y tal vez de locura. Tales acusaciones (que yo castigaré a su debido tiempo) son irrisorias. Es verdad que no salgo de mi casa, pero también es verdad que sus puertas (cuyo número es infinito*)  están abiertas día y noche a los hombres y también a los animales. Que entre el que quiera. No hallará pompas mujeriles aqui ni el bizarro aparato de los palacios, pero sí la quietud y la soledad. Asimismo hallará una casa como no hay otra en la faz de la Tierra. (Mienten los que declaran que en Egipto hay una parecida.) Hasta mis detractores admiten que no hay un solo mueble en la casa. Otra especie ridícula es que yo, Asterión, soy un prisionero. ¿Repetiré que no hay una puerta cerrada, añadiré que no hay una cerradura? Por lo demás, algún atardecer he pisado la calle; si antes de la noche volví, lo hice por el temor que me infundieron las caras de la plebe, caras descoloridas y aplanadas, como la mano abierta. Ya se había puesto el Sol, pero el desvalido llanto de un niño y las toscas plegarias de la grey dijeron que me habían reconocido. La gente oraba, huía, se prosternaba; unos se encaramaban al estilóbato del templo de las Hachas, otros juntaban piedras. Alguno, creo, se ocultó bajo el mar. No en vano fue una reina mi madre; no puedo confundirme con el vulgo, aunque mi modestia lo quiera.
El hecho es que soy único. No me interesa lo que un hombre pueda trasmitir a otros hombres; como el filósofo, pienso que nada es comunicable por el arte de la escritura. Las enojosas y triviales minucias no tienen cabida en mi espíritu, que está capacitado para lo grande; jamás he retenido la diferencia entre una letra y otra. Cierta impaciencia generosa no ha consentido que yo aprendiera a leer. A veces lo deploro porque las noches y los días son largos.
Claro que no me faltan distracciones. Semejante al carnero que va a embestir, corro por las galerías de piedra hasta rodar al suelo, mareado. Me agazapo a la sombra de un aljibe o a la vuelta de un corredor y juego a que me buscan. Hay azoteas desde las que me dejo caer, hasta ensangrentarme. A cualquier hora puedo jugar a estar dormido, con los ojos cerrados y la respiración poderosa. (A veces me duermo realmente, a veces ha cambiado el color del día cuando he abierto los ojos). Pero de tantos juegos el que prefiero es el de otro Asterión. Finjo que viene a visitarme y que yo le muestro la casa. Con grandes reverencias le digo: Ahora volvemos a la encrucijada anterior o Ahora desembocamos en otro patio o Bien decía yo que te gustaría la canaleta o Ahora verás una cisterna que se llenó de arena o Ya veras cómo el sótano se bifurca. A veces me equivoco y nos reímos buenamente los dos.
No sólo he imaginado esos juegos; también he meditado sobre la casa. Todas las partes de la casa están muchas veces, cualquier lugar es otro lugar. No hay un aljibe, un patio, un abrevadero, un pesebre; son catorce (son infinitos) los pesebres, abrevaderos, patios, aljibes. La casa es del tamaño del mundo; mejor dicho, es el mundo. Sin embargo, a fuerza de fatigar patios con un aljibe y polvorientas galerías de piedra gris he alcanzado la calle y he visto el templo de las Hachas y el mar. Eso no lo entendí hasta que una visión de la noche me reveló que también son catorce (son infinitos) los mares y los templos. Todo está muchas veces, catorce veces, pero dos cosas hay en el mundo que parecen estar una sola vez: arriba, el intrincado Sol;. abajo, Asterión. Quizá yo he creado las estrellas y el Sol y la enorme casa, pero ya no me acuerdo.
Cada nueve años entran en la casa nueve hombres para que yo los libere de todo mal. Oigo sus pasos o su voz en el fondo de las galerías de piedra y corro alegremente a buscarlos. La ceremonia dura pocos minutos. Uno tras otro caen sin que yo me ensangriente las manos. Donde cayeron, quedan, y los cadáveres ayudan a distinguir una galería de las otras. Ignoro quiénes son, pero sé que uno de ellos profetizó, en la hora de su muerte, que, alguna vez llegaría mi redentor. Desde entonces no me duele la soledad, porque sé que vive mi redentor y al fin se levantará sobre el polvo. Si mi oído alcanzara todos los rumores del mundo, yo percibiría sus pasos. Ojalá me lleve a un lugar con menos galerías y menos puertas. ¿Cómo será mi redentor?, me pregunto.
¿Será un toro o un hombre? ¿Será tal vez un toro con cara de hombre? ¿O será como yo?
El Sol de la mañana reverberó en la espada de bronce. Ya no quedaba ni un vestigio de sangre.
-¿Lo creerás, Ariadna? -dijo Teseo-. El minotauro apenas se defendió.


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fuente: http://www.ciudadseva.com/textos/cuentos/esp/borges/casade.htm